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Cacciapensieri

RINNOVABILI SUI TERRENI AGRICOLI, LA CACCIA NON CI GUADAGNA

Si terrà domani pomeriggio VENERDI 30 GENNAIO alle ore 15.30 l’incontro ricordo a 25 anni dalla morte dell’on. Giacomo Rosini, per molti di noi indimenticabile amico e figura determinante per la nostra Federazione, in cui ha lasciato una traccia indelebile.

La Federazione Italiana della caccia Lombardia e la sezione Provinciale di Brescia, insieme al Presidente Buconi e al Consiglio di Presidenza Nazionale, intendono rendergli omaggio in occasione di questo anniversario in un incontro di riflessione a lui dedicato dal titolo: “Attualità del pensiero e dell’azione di Giacomo Rosini, Presidente Federcaccia, a 25 anni dalla sua morte”.

Dopo l’introduzione del Presidente Regionale Federcaccia Marco Bruni, porteranno il saluto Enrico Mattinzoli dell’Associazione Artigiani, Adriano Paroli, Senatore della Repubblica, Emilio Del Bono, Vicepresidente del Consiglio Regionale Lombardo.

Seguiranno gli interventi di Marco Rosini per la famiglia, di Gianfranco Astori per il ricordo della politica e Massimo Buconi, Presidente nazionale Federcaccia per la parte strettamente venatoria.

Concluderà l’incontro il Presidente Provinciale Federcaccia Giacomo Lanzini.

Si raccomanda a chi intendesse partecipare la presenza anticipata per potersi accomodare nella sala.

Tale incontro si terrà presso la sala riunioni della Associazione Artigiani in via Cefalonia 66 a Brescia, appunto domani Venerdì 30 gennaio 2026 alle ore 15.30 e sarà seguito dalle emittenti Teletutto e Caccia e Dintorni.

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È meglio produrre cibo «made in Italy», contribuendo alla «sovranità alimentare» del Paese o è meglio investire sull’energia rinnovabile, riducendo la dipendenza dagli idrocarburi? Il dilemma è tutt’altro che accademico, investe la scelta tra due modelli economici e si è presentato in tutta la sua concretezza in un piccolo comune della provincia di Pavia, Dorno, finito assediato da una richiesta enorme di installazione di pannelli solari sui terreni storicamente dedicati alla coltivazione del riso. Ma il caso di Dorno è il simbolo di una scelta per il futuro che anche altre parti d’Italia si trovano ad affrontare

Dorno, 4.600 abitanti, si trova nel cuore della Lomellina, in quella fascia di pianura a cavallo tra Piemonte e Lombardia in cui il paesaggio è storicamente disegnato dalle risaie e dove la filiera agricola è un’eccellenza. A Dorno l’amministrazione comunale si è vista proporre da un investitore privato l’installazione su terreni agricoli di una «foresta» di 170.000 pannelli solari, pari a una superficie a perdita d’occhio di 215 ettari.  «Se dovessero essere autorizzati – così il sindaco Francesco Perotti ha espresso la sua preoccupazione – gli impianti al momento a conoscenza di questo ente, avviati o in itinere, il 20% della superficie destinata all’attività agricola verrebbe occupata da pannelli fotovoltaici, superando al contempo l’estensione del suolo urbanizzato».

Ma come si è giunti a questo punto?  Il fotovoltaico in Italia sta attraversando una seconda giovinezza. Tra gennaio e novembre del 2025 le rinnovabili hanno garantito il 41,7% del fabbisogno elettrico nazionale; nella fetta dell’energia «green» il solare ha superato l’idroelettrico in maniera abbastanza netta. Secondo l’Osservatorio agroenergia di Confagricoltura il 18% di tutta l’energia rinnovabile prodotta in Italia arriva da terreni agricoli.

A questo boom concorrono diversi fattori, essenzialmente gli incentivi pubblici. L’Osservatorio sui conti pubblici dell’università Cattolica di Milano stima che questo sostegno in Italia è circa 25 volte quello della Spagna e 15 volte quello della Germania (e questa è una delle ragioni per cui le bollette in Italia sono più salate rispetto alla media Ue). Una «spinta» decisa anche perché entro il 2030 l’Italia dovrà arrivare a produrre 80 gigawatt di energia pulita mentre attualmente siamo fermi a 42.

Dunque, c’è fame di spazi su cui impiantare pannelli solari ed eccoci arrivati al punto cruciale: quanto può rendere un terreno agricolo? In base a calcoli basati su dati del Crea (consiglio di ricerca per l’economia agraria) si può osservare che il fotovoltaico tende ad essere l’opzione più conveniente nelle aree meno produttive o dove le colture richiedono investimenti maggiori in risorse e attrezzature. Ad esempio, in Piemonte i canoni di un seminativo arrivano a 1.400 euro per ettaro mentre la cessione del diritto di superficie per installare pannelli solari oscilla tra i 3.500 e i 5.000 euro. In Lombardia e nel Lazio il dato sale a 5.600 euro.

Stabilito che questa è la cornice entro la quale ci si muove, si torna alla domanda iniziale: esiste un conflitto tra produrre cibo o produrre energia? Per avere la risposta si torna a Pavia e a chi è direttamente investito del problema. Marta Sempio e Alberto Lasagna sono presidente e direttore della Confagricoltura provinciale e rispondono in maniera netta: “Con il mercato del riso soggetto a oscillazioni forti e il movimento complicato dell’agricoltura oggi chi sceglie il fotovoltaico guadagna due volte di più rispetto alla produzione agricola tradizionale”.

Di certo in questa cornice, intanto, non ci guadagna la selvaggina e tanto meno la nostra passione.

 

* Si avvisa che nella giornata di domani venerdì 30 gennaio, per l’organizzazione dell’evento ricordo di Giacomo Rosini, l’ufficio Federcaccia sarà chiuso al pubblico.

 

 

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